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La storia

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Il paese sorge a 705m di altitudine, dove ai boschi di querce si alternano, grazie al clima fresco, anche faggi e castagni. Le sue origini sembrerebbero ricondurre ad epoca etrusca: così suggerisce, infatti il toponimo Bulugno, riferito ad una localià presso l'abitato, che altro non è che l'etrusco Volumnio.
Ma non solo questo indizio fa pensare ad un'origine tanto lontana: Giuseppe Vatti, che di Montieri ha ricostruito la storia, ricorda che le sue origini sono certamente collegate alla scoperta del rame e dell'argento, di cui questa zona fu ricca: lo stesso nome di Montieri, mons aeris, monte del rame, sta a indicare questa ricchezza fin dai tempi più antichi.
E' dunque comunemente accettato dagli studiosi che anche intorno a Montieri gli Etruschi coltivassero miniere: l'ipotesi è resa attendibile da notizie secondo le quali gli Etruschi, già nel IV secolo a.C., conoscevano e sfruttavano i giacimenti cupriferi ed argentiferi della zona compresa tra Volterra, Massa Marittima, Siena e Vetulonia, e pare che la stessa Vetulonia, uno dei centri più ricchi, estendesse il suo territorio fino alla zona di Montieri e Gerfalco.
A conferma si è inoltre constatato che le loppe fusorie ritrovate in grande abbondanza intorno a Montieri, hanno la stessa natura delle scorie minerarie rinvenute presso il centro siderurgico etrusco di Populonia.

Oggi è possibile visitare cunicoli e gallerie scavate presso Montieri, che conservano caratteri di lavorazione tali da far pensare sicuramente ad opera etrusca: così la Buca delle fate, nel territorio subito sopra Montieri.
Il nome di Montieri appare comunque per la prima volta in un documento del 973, in cui si parla di una vendita fatta da Lamberto degli Aldobrandeschi al prete Ropprando (la stessa carta ricordata a proposito del castello di Campiano).
Appartenne a Populonia e nel corso del XII secolo ai vescovi di Volterra. In quel periodo si era venuta affermando l'importanza di Montieri come centro minerario e già Siena esercitava pressioni per conseguire un controllo politico ed economico.

Nel 1181 i senesi, allora impegnati nella coniazione di una propria moneta e per questo ancor più desiderosi di disporre di una riserva di argento, acquistarono il dominio su un quarto del castello e del territorio di Montieri, con un contratto che fu in seguito rinnovato, data anche la situazione di indigenza in cui si erano venuti a trovare i vescovi volterrani, impeganti da contrasti interni ai Pannocchieschi (alla cui consorteria essi appartenevano) e dall'affermarsi, in Massa Marittima, di un'organizzazione comunale.

Dopo alterne vicende, durante le quali Montieri fu contesa tra le varie parti, fino all'intervento dell'imperatore Federico II, si giunse, nel 1326, alla definitiva conquista del castello da parte dei Senesi, nei confronti dei quali Montieri stipulò un atto di sottomissione.
Distrutte nel XIV secolo dai soldati di ventura inglesi, la rocca e le mura furono ricostruite nel 1371 per iniziativa dei cittadini. Dal '400 iniziò però la decadenza di Montieri come centro minerario.

Sorgono ancor oggi in Montieri, a testimonianza dell'antico splendore, numerosi edifici dei sec. XIII e XIV: il Cassero, Casa Narducci, Casa Biageschi, La Fonte di Piazza.
Quanto al castello, le mura e le porte non si riconoscono, mentre si conservano le torri in filarotto: una è adibita a campanile, incastrata fra la chiesa e il municipio; la torre situata nell'angolo Sud-Est delle antiche mura (la Casa Narducci, appunto), per quanto mozza, mostra ancora sul lato una porta ad arco acuto originaria; dell'altra più a ovest (casa Mazzarocchi) è rimasta praticamente solo la base.
Nella parte più alta del paese sorge ancora il cassero in filarotto, che conserva sulla facciata una porta ad arco acuto ed una ad arco tondo, parzialmente interrate, ed al primo piano una piccola porta e due finestre ad arco tondo.

Il lato a valle è invece totalmente nascosto dalle costruzioni che vi sono state addossate.
La citata Casa Biageschi sorge vicino alla chiesa ed ha una porta ad arco acuto eccedente e finestre con architrave su mensole convesse, sormontata da arco tondo.
Nel paese, poi si riconoscono ancora numerose costruzioni medievali: particolarmente interessanti le antiche fonderie.
La parrocchiale settecentesca, con capitelli romanici provenienti dall'antica chiesa di S.Paolo, conserva una tavola quattrocentesca attribuita a Taddeo Gaddi raffigurante la Madonna col Bambino, una Annunciazione di Ilario Casolani e quattro tele con diversi oggetti sacri (la Natività, la Crocifissione, Maria Immacolata col Bambino e San Francesco venerato dai Santi Ludovico ed Elisabetta d'Ungheria), attribuibili forse a Giuseppe Nasini.

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